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di Virginia Lalli Maria Cristina dI Savoia  Cagliari 14 novembre 1812- Napoli 31 gennaio 1836   Maria Cristina nasce a Cagliari, quarta figlia di  Vittorio Emanuele I di Savoia e Maria Teresa d’Asburgo, I  Savoia erano stati costretti a ritirarsi in Sardegna a causa del predominio napoleonico in Piemonte.  Con la sconfitta di Napoleone nel 1814 si crearono le condizioni per un ritorno a Torino di Vittorio Emanuele.  Maria Cristina fu affidata all’educazione di un precettore Padre Giovanni Battista Terzi che rimarrà suo  consigliere e confessore anche quando diverrà regina e fino alla sua morte.   Quando morì il padre a Moncalieri il 10 gennaio 1824 Maria Cristina aveva 11 anni e destinò i suoi risparmi per  la celebrazione di numerose messe in suffragio del papà e dispose moltissimi lasciti ad orfani e famiglie  bisognose. Di questa generosa carità fanno fede i minuziosi appunti di contabilità, fissati diligentemente sui  suoi quaderni.  Nel maggio 1825 Maria Teresa e le figlie si trasferiscono a Palazzo Tursi a Genova.  Maria Cristina aveva una mente portata più alle materie scientifiche che alla letteratura: prediligeva studiare  matematica, fisica, astronomia; nel 1826 chiese ed ottenne dalla madre di studiare mineralogia e cristallografia;  materie inconsuete nelle formazione di una giovane aristocratica del tempo visto che erano considerate nella  mentalità del tempo di esclusivo appannaggio maschile.   Si interessava alle ricerche sull’elettricità di Alessandro Volta. Apprese la musica, la danza, il disegno, il ricamo.  Divenuta regina avrebbe mantenuto l’usanza di confezionare con le proprie mani vestiti in seta per i personaggi  sacri. Dopo la morte della madre a Genova il 29 marzo 1832 Carlo Alberto ordina perentoriamente a Maria Cristina di  trasferirsi a Torino.   Maria Cristina sarebbe voluta entrare nel monastero delle suore dell’Annunziata di Genova ma per ragioni di  Stato necessario a consolidare i rapporti con il Regno delle Due Sicilia e consigliata da Padre Giovanni Battista  Terzi suo precettore e consigliere, Maria Cristina sposò il 21 novembre 1832 Ferdinando II di Borbone Duca di  Calabria erede al trono di Napoli.  Ferdinando e Maria Cristina non si erano mai conosciuti personalmente, né visti.  In una lettera alla contessa di Volvera così scriveva, pochi giorni dopo il suo ingresso in Napoli: “Le scrivo per  assicurarla che grazie al Signore io non posso essere più felice…Sono incantata da Napoli e da tutto ciò che  vedo”.  Della sua vita di Regina si sottolinea la volontà e determinazione con la quale seppe immergersi in un mondo  tanto diverso dal suo, senza critiche né opposizioni, cercando piuttosto di migliorare con la dolcezza e  l’intelligenza quanto non andava per il meglio..  Accettando di sposare Ferdinando Maria Cristina si legava a un uomo dal carattere profondamente diverso dal  suo. Il giovane sovrano sembrava la personalizzazione della calda e chiassosa Napoli. Era estroverso, loquace,  di buon cuore, esprimeva in tutto la gioia di vivere, anche nell’amore per la buona tavola e i divertimenti. Era  facile alla distrazione, alla superficialità, un po’ rozzo nel parlare. Maria Cristina all’opposto denunciava la sua  ascendenza settentrionale: riservata, misurata, risultava a prima vista severa, un po’ protocollare. Eppure i due  trovarono una felice armonia e vi fu una reciproca integrazione: Maria Cristina acquistò da Ferdinando quella  solarità che forse le mancava, Ferdinando si arricchì della delicatezza dei sentimenti di Maria Cristina. Ne  abbiamo conferma da quanto lei stessa scriveva al cognato Francesco IV di Modena: “Non posso essere più  felice con il caro Ferdinando, che riunisce tutte le qualità e con cui mi combino tanto di idee e di carattere. Tutta  la famiglia pure ha tanta bontà di me; insomma vi assicuro che non credevo mai che si potesse essere così  felici in questo stato…”. Al suo ingresso in casa Borbone trovò una tensione che si trascinava da anni tra Ferdinando e la regina madre  Maria Isabella, al punto che i due evitavano di vedersi. Maria Cristina chiese il permesso a Ferdinando di  andarla a salutare nel suo appartamento al piano superiore. Prese a ripetere quel gesto molto frequentemente  al mattino per augurale il buon giorno e alla sera per augurarle la buona notte fin quando il marito stesso non  volle accompagnarla.   Cercò inoltre di appianare il rapporto con il fratello di Ferdinando, il principe Carlo. Quando questi fuggì da  Napoli con l’irlandese Penelope Smyth secondo il sistema della Corte  gli fu sospeso  il vitalizio ma per le  preghiere di Maria Cristina, Ferdinando gli assegnò una quota di tremila ducati al mese prelevati dal suo  patrimonio personale.   Iniziò a correggere amorevolmente e con fermezza le situazioni di disordine che con gli anni avevano preso il  sopravvento a corte. Intervenne perché la condotta libertina di alcuni cavalieri che frequentavano il re fosse  messa al bando come pure un certo parlare volgare “da soldati”. Ferdinando divenne incline a condividere il  virtuoso tenore di vita della sposa.  Ferdinando diede spazio alla moglie Maria Cristina dandole ascolto e autorizzando molte sue opere di bene.   La preghiera tornò a prendere un posto di rilievo a palazzo . La devozione degli sposi aveva spesso come meta  le belle chiese di Napoli. Non era raro il caso che la regina e il marito, opportunamente coperti da cappello e  mantello per non essere riconosciuti, frequentassero nelle ore serali la chiesa del Gesù Vecchio,   Ogni volta che Ferdinando doveva presiedere il Consiglio di Stato riceveva dalla sposa un segno di  benedizione, l’imposizione delle mani in forma di croce della moglie sul marito..  Anche Maria Cristina, da parte sua, si sforzò di modificare i suoi gusti e il suo carattere per venire incontro alle  legittime aspettative del marito, affrontando qualche sacrificio per amore di Ferdinando. Si prestò ad essere  presente al carnevale e alla festa di Piedigrotta, occasioni nelle quali la famiglia reale si mostrava la popolo  vestita “in costume” e sfilando su carri allegorici appositamente preparati. “Bisogna farlo- diceva con saggia  considerazione  e senso pratico- per soddisfare il popolo e per procurare maggiore guadagno.”  Maria Cristina seppe intervenire presso lo sposo per revocare parecchie condanne a morte, praticamente  finché visse  non fu applicata la pena capitale, non solo per i delitti comuni, ma anche per i cospiratori della  congiura contro il Re del 13 dicembre 1833. Maria Cristina ottenne che le condanne fossero commutate con il  carcere.  Questi gesti ispirati valsero al Re il consenso popolare e anche il plauso di osservatori stranieri come William  Temple, fratello del ministro inglese, Lord Palmerston che elogiò in una lettera allo steso il gesto di Ferdinando.  Leggeva quotidianamente la Bibbia e l?imitazione di Cristo e le vite dei Santi.; si comunicava frequentemente e  faceva in modo che tutti gli inservienti, a palazzo, potessero soddisfare il precetto della Messa festiva.  Punite, se per il bene dello Stato è necessario, ma con il sangue, no: con la morte Voi potete perdere un’anima  immortale, con la vita può venire il pentimento …”. E aggiungeva saggiamente: “Se cercherai il vantaggio del  popolo sarai un buon re amato da tutti”. Il tenente Saluzzo giunse appena in tempo ai piedi della forca per  fermare l’esecuzione.  Riguardo all’ esecuzione di una banda di tredici ladri che doveva svolgersi sulla piazza di Avellino,  Ferdinando  si mostrò restio alla clemenza. “A un re nei principi del suo Regno -argomentava al marito- non conviene di fare una giustizia così eclatante”.  Maria Cristina si rivolse al Cavalier Crisciuolo, per rinnovare al Re l’ultima richiesta possibile. Nel frattempo  predispose  una carrozza che riuscirà ad arrivare ad Avellino in tempo per fermare l’esecuzione.  In soli tre anni riuscì a realizzare molte opere assistenziali e interventi sociali.  Appena giunta a Napoli riscattò tutti i pegni per sei ducati depositati al Monte di Pietà facendoli restituire ai  proprietari.  Distribuiva tutto il denaro che poteva, spesso attraverso Padre Terzi. Si informava dai parroci delle esigenze  della famiglia ed aveva fatto apporre all’inizio delle scale della reggia una sorta di cassetta postale dove era  permesso a tutti di imbucare la propria domanda; solo lei ne aveva la chiave ed ogni sera la svuotava e  provvedeva. Per far fronte a questo fiume di elemosine la regina attingeva dal suo patrimonio personale.  Dispose che a duecentoquaranta spose povere della città fosse accordata la dote che non avrebbero potuto  procurarsi.   Faceva il possibile perché sarte e cucitrici di palazzo avessero sempre lavoro.  Maria Cristina curò in modo particolare la “colonia di San Leucio” fondata nel 1789 da Ferdinando I per la  lavorazione della seta, ormai caduta in degrado, convinse il marito che lasciar crollare quegli stabilimenti era  “un male inteso risparmio”;   Pertanto Maria Cristina fece impiantare a proprie spese nuovi alberi di gelso per l’allevamento dei bozzoli, avviò  la ristrutturazione dei locali e l’ampliamento delle fabbriche. Fece giungere nuovi telai all’avanguardia e invitò  esperti di Lione per istruire i coloni suo ciclo produttivo.  Infine organizzò la distribuzione e la vendita del prodotto in appositi negozi di Napoli. La regina iniziò poi a farsi  confezionare con quelle sete abiti secondo la moda di Parigi, inducendo le dame del regno a fare altrettanto,  incrementando in tal modo le vendite.  Si impegnò inoltre per sostenere la lavorazione del corallo a Torre del Greco.  Alla coppia reale mancava ancora, dopo due anni di matrimonio, la nascita di un figlio. Finalmente, dopo molte  preghiere, nella primavera del 1835 la regina era in attesa di un bimbo.  Il 16 gennaio 1836 nasceva il principino erede al trono e ultimo re di Napoli col nome di Francesco II ma la  regina venne colta da setticemia e fu chiaro che la sua vita si sarebbe spenta in pochi giorni. Maria Cristina ne  era consapevole ed accettò con serenità la volontà di Dio.  Prendendo il figlio Francesco in braccio per l’ultima volta lo consegnò al marito dicendo: “Tu ne risponderai a  Dio e al popolo, ora devo pensare solo a Dio”. Morì il 31 gennaio 1836.  Francesco II e sua moglie Maria Sofia Wittelsbach, sorella della principessa Sissi saranno gli ultimi sovrani del  Regno delle Due Sicilie, prima dell’avvento dell’Unità d’Italia. Francesco II avrà sempre una venerazione per la  madre  e la loro figlia si chiamerà Maria Cristina.  I funerali di Maria Cristina di Savoia si svolsero il 9 febbraio 1836, con una grande partecipazione di popolo  commosso. Fu tumulata nella Basilica di Santa Chiara. Nella stessa chiesa, gremitissima con oltre duemila persone, il 24 gennaio 2013 Maria Cristina di Savoia è stata  proclamata beata dalla Chiesa.  Bibliografia:   Gianni Califano. Maria Cristina di Savoia. Regina delle Due Sicilie. Velar. Elledici. 2012  Luciano Regolo. La reginella santa - Tutto il racconto della vita di Maria Cristina di Savoia sovrana delle Due  Sicilie. Milano, Simonelli Editore, 2000 Fadda Mario. Muggianu Scano Ilaria. Maria Cristina di Savoia. Figlia del regno di Sardegna, regina delle due  Sicilie. Arkadia 2012