ABORTO COME AIUTO ALLE DONNE VITTIME DI STUPRO E INCESTO?  ’aborto per i casi di gravidanza derivanti da stupro o incesto è stato uno dei cavalli di battaglia dei movimenti  abortisti nonché oggetto della nota sentenza “Roe vs Wade” del 1973 che aprì alla legalizzazione dell’aborto  negli Stati Uniti. Il giudice americano Oliver Wendell Holmes (1841-1935) una volta affermò: “I casi difficili producono cattive  leggi”.  Un libro americano del 1973 è intitolato. “Abortion: The Troian Horse”.  Lo stupro si rivelò infatti il  cavallo di Troia per aprire una breccia nel muro del divieto assoluto di aborto. Con la  successiva sentenza “Doe vs Bolton” del 1973  poi l’aborto veniva consentito per tutti i casi e fino al nono mese.  Secondo quanto sostiene la Society for Protection of Unborn Children fondata da Aleck Bourne un medico che  aveva fatto abortire una ragazza vittima di violenza: la gravidanza a seguito di uno stupro è estremamente rara.  Una donna è fertile solo per 3-7 giorni durante il suo ciclo e un trauma estremo fisico e psicologico di violenza  rende difficile la fertilità e che l’impianto si verifichi.  Negli Stati Uniti è uscito il libro di David Reardon, Julie Makimaa e Amy Sobie “Victims and Victors” Acorn  Books 2000. Il libro affronta le questioni che riguardano la gravidanza frutto di violenza sessuale e l’aborto.  Viene riportato un sondaggio di quasi 200 donne che hanno avuto gravidanze derivanti da stupro e incesto. E  rivela una verità raramente sentita: la maggior parte delle donne che rimangono incinte per una violenza  sessuale non vuole abortire. Il libro va oltre la retorica che domina il problema aborto per dare la possibilità alle  donne di raccontare le loro storie: 20 donne parlano di cosa vuol dire affrontare una gravidanza derivante da  stupro o incesto. Parlano con coraggio e franchezza del dolore della violenza sessuale, della tristezza e del  trauma dell’aborto e della gioia e della guarigione del parto.   “Dopo che mia figlia è nata è stato amore a prima vista…So che ho fatto la scelta giusta a farla nascere” Nancy Cole “Gli effetti dell’aborto hanno una maggiore portata rispetto agli effetti della violenza nella mia vita”. Patricia Ryan “Penso che le vittime di stupro con gravidanza sono discriminate perché la gente sembra pensare che sei una cretina se decidi di tenere un bambino da un uomo che ti ha violentata. Ci considerano bugiarde e stupide”. Sharon Bailey “L’aborto non aiuta a risolvere un problema solo crea un altro trauma per la vittima già in lutto togliendo l’unica  cosa che può dare gioia”. Helene Evans  “Ringrazio Dio per la forza che mi ha dato per attraversare i momenti difficili e per la gioia nei momenti buoni.  Non mi sono mai pentita di aver scelto di dare la vita a mia figlia”. Mary Murray  “Avendo vissuto lo stupro, e dopo aver cresciuto un figlio ‘concepito in uno stupro’, mi sento personalmente  aggredita e insultata ogni volta che sento che l’aborto dovrebbe essere legale per stupro e incesto. Sento che  stanno strumentalizzando la vicenda per promuovere la questione dell’aborto, anche se non è stato chiesto di  raccontare la nostra versione della storia”. Kathleen DeZeeuw  La maggior parte delle donne che hanno avuto aborti ha dichiarato che l’aborto ha aumentato solo il trauma che  stavano vivendo.  In molti casi la vittima ha forti pressioni o richieste di abortire, il 43% delle donne vittime di stupro che hanno  abortito dichiara di essersi sentita sotto pressione da familiari e operatori sanitari o che la decisione è stata  presa dall’autore della violenza o dai familiari, non dalla ragazza stessa ed eseguito contro la sua volontà  espressa, senza sapere che era incinta e che l’aborto era in corso.  Inoltre gli studi che esaminano i fattori di rischio per problemi psicologici dopo l’aborto rilevano che con una  storia di violenza sessuale o di abuso aumentano le probabilità di avere difficoltà ad affrontare il post-aborto.  La ricerca mostra anche che le donne che abortiscono e le donne che vengono violentate spesso descrivono  sentimenti simili di depressione, senso di colpa, bassa autostima, risentimento verso gli uomini. Invece di  alleggerire gli oneri psicologici vissuti dalle donne che sono state violentate, l’aborto li ha aumentati.  Dalla storia di Denise: quando lei aveva 15 anni era stata violentata dal padre e costretta ad abortire, come il 78% delle madri che hanno abortito dopo stupro o incesto sostiene che l’aborto ha solo aumentato la sua sofferenza. “Dicevano che l’aborto avrebbe risolto il problema: Quando invero per prima cosa  il problema da risolvere era un altro.” “I tuoi genitori sanno cosa è meglio”. “Quando loro pensavano solo alla propria reputazione.” “Mi è stato detto: “Hai preso la decisione migliore”. “Invece non mi è stata data possibilità di scelta.” “Sono stata violentata e tradita da mio padre. Sono stata violentata di nuovo  dagli abortisti.” Spazzando via la gravidanza è un modo di nascondere il problema. Si tratta di un modo “semplice e veloce” per  evitare di trattare con la donna i veri bisogni emotivi e sociali.  Secondo quanto riporta uno studio dell’Elliot Institute il caso di aborto per le gravidanze da incesto è ancora più  forte. Gli studi dimostrano che le vittime di incesto raramente accettano l’aborto. Invece di visualizzare la  gravidanza indesiderata, la vittima di incesto è più probabile che veda la gravidanza come una via d’uscita dalla  relazione incestuosa.  E’ anche probabile che la vittima consideri la gravidanza con la speranza di avere un bambino con il quale  riuscire a stabilire un rapporto d’amore vero, molto diverso da quel rapporto di sfruttamento nel quale è stata  intrappolata.  Ma mentre la ragazza può vedere la sua gravidanza come un possibile modo di liberazione dalla sua  situazione, questo rappresenta una minaccia per il suo aggressore. E anche una minaccia per la segretezza  patologica che può avvolgere altri membri della famiglia che hanno paura di riconoscere l’abuso. A causa di  questa doppia minaccia, la vittima può essere costretta ad un aborto indesiderato.  Non solo la vittima viene derubata del suo bambino ma si nasconde un delitto, una colpevole complicità e si  consegna di nuovo la vittima al suo aggressore in modo che lo sfruttamento possa continuare.  Il padre di tre ragazze dichiarato colpevole di stupro e abusi sessuali dal tribunale aveva ripetutamente  violentato le tre figlie in un periodo di  nove anni e gli stupri sono stati coperti da dieci aborti. Cinque degli   aborti sono stati effettuati dalla stessa abortista della stessa clinica. Nel 2002 un giudice ha condannato un operatore di Planned Parenthood in Arizona per negligenza, non avendo  segnalato un caso nel quale una ragazza di 13 anni aveva avuto un aborto da una violenza di suo fratello di 23  anni. La ragazza era tornata 6 mesi dopo per un secondo aborto.  Infine dobbiamo riconoscere che i bambini concepiti attraverso la violenza sessuale meritano di avere la loro  voce. Rebecca Wasser-Kiessling che è stata concepita in uno stupro, è orgogliosa del coraggio e della  generosità di sua madre e ci ricorda saggiamente una verità fondamentale che trascende la paternità biologica:  ”Io credo che Dio ha premiato mia madre per la sofferenza che ha subito, io sono un dono per lei. Lo stupratore  non è il mio Creatore, Dio lo è”.  Allo stesso modo, Julie Makimaa, che lavora contro la percezione che l’aborto è accettabile o persino  necessario in casi di violenza sessuale dichiara: “Non importa come ho cominciato. Ciò che conta è ciò che  diverrò”. 
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